venerdì 4 aprile 2014

Maremmans.it è online!

Siamo felici di annunciare la nascita e pubblicazione del nuovo sito dei Maremmans. Presentato durante l'assemblea degli associati del 31 marzo 2014, Maremmmans.it raccoglie la testimonianza di questo primo e fondante blog dell'associazione e non solo per continuare il racconto della Maremma Toscana attraverso post di approfondimento, foto reportage, video e non solo!

Questo blog sarà successivamente chiuso in quanto l'aggiornamento continuerà ovviamente sulla nuova piattaforma. 

Seguiteci!

martedì 25 marzo 2014

La Vacca maremmana

Nei secoli scorsi la Maremma era caratterizzata da un ambiente ostile dove le condizioni di vita erano difficili per i suoi abitanti, per gli umani, ma anche per il bestiame che si trovava a dover sopravvivere in condizioni estreme. Per questo motivo nel corso dei secoli la selezione ha dato origine a razze forti e resistenti alle avversità.
La vacca maremmana è l’emblema di questa selezione naturale: rustica e frugale, estremamente robusta resiste alle malattie e ai parassiti, sa difendersi da eventuali predatori ed è anche molto resistente alla siccità, pascola in ogni stagione su terreni aridi sfruttando risorse alimentari di cui altre razze bovine non riuscirebbero a nutrirsi. 
Al pascolo (Foto Irene Gamberi)

Ha pascolato per secoli nelle zone paludose della Maremma adattandosi all’allevamento allo stato brado in ambienti marginali, e ancora oggi vacche e vitelli pascolano liberamente controllati e seguiti nei loro spostamenti dai butteri
È grazie all’alimentazione con erbe spontanee che crescono sui terreni della Maremma che la carne bovina di razza maremmana ha un gusto molto intenso e sapido che si accompagna ad un elevato contenuto proteico e ad una moderata presenza lipidica, particolarmente indicata per i soggetti anemici e molto apprezzata dai buongustai tanto da entrare a far parte dei presidi Slow Food.
Con i vitelli (Foto Irene Gamberi)

Anche l’aspetto della vacca maremmana costituisce una peculiarità, una volta vista difficilmente la si può scambiare con altre razze. I bovini maremmani sono di grande mole con altezza al garrese intorno a 1,5 metri e i tori arrivano a pesare fino a 6 quintali. 
I piccoli appena nati hanno il mantello biondo dorato fromentino, caratteristica questa che appartiene a tutte le razze di ceppo podolico a cui anche la Maremmana appartiene,  intorno ai 5 mesi acquistano il colore grigio tipico della razza, più scuro nei maschi e più chiaro nelle femmine ma entrambi i sessi presentano pigmentazione ardesia sul musello, sulle ciglia, sulla punta della coda e sulla punta delle corna. 
Le corna della femmina (Foto Irene Gamberi)

Le corna non passano di certo inosservate, lunghe fino a 1 metro differenziano i sessi: si presentano a semiluna nei maschi e a lira nelle femmine. Le grandi dimensioni delle corna servono soprattutto a farsi largo nella vegetazione più fitta della macchia mediterranea e a difendersi dai predatori, infatti, soprattutto in passato, gli allevatori sceglievano la vacca maremmana anche per la capacità di proteggere il vitello dagli attacchi dei lupi. 
Nei secoli scorsi veniva allevata come razza dalle molteplici attitudini: ottima per la carne, buona produttrice di latte e soprattutto instancabile nel lavoro. Vista la robustezza un tempo veniva usata per trainare carri per il trasporto di merci e persone e per aiutare gli uomini nella lavorazione dei campi, come si può ammirare nei caratteristici dipinti dei macchiaioli di fine ottocento e inizio novecento.
Con i finimenti (Foto Alfredo Ballerini)

La vacca maremmana ebbe il suo momento di maggior sviluppo a cavallo tra le due guerre mondiali, poi con l’avvento della meccanizzazione in agricoltura il numero dei capi si ridusse drasticamente, fino a sfiorare l’estinzione
Oggi si sono rivalutati i pregi di questi bovini come  razza da carne, sia per il pregio della carne che per la qualità dell’allevamento che avviene ancora allo stato brado con modeste integrazioni di fieno. 
Il carro trainato dalle vacche (Foto Alfredo Ballerini)

Per migliorare le produzioni, ad onor del vero, c'è da dire che, proprio per sfruttare le caratteristiche positive della razza (allevamento brado e utilizzazione di terreni marginali) e compensare il lento accrescimento e la scarsità delle masse muscolari, le femmine in purezza spesso si incrociano con razze a più spiccata attitudine per la produzione della carne, soprattutto charolaise e in misura minore chianina.
Contributo di Irene Gamberi per Maremmans

venerdì 14 marzo 2014

La Maremma e i suoi riti antichi, ecco la Torciata di S.Giuseppe a Pitigliano

Come ogni anno a Pitigliano il 19 marzo si rinnova l’antico rito del fuoco, la Torciata di S. Giuseppe.

Questo rito molto amato e seguito dalla popolazione e ha un’ origine così antica che si perde nella notte dei tempi.

Anticamente i giovani del paese si riunivano nella Via Cava di S. Giuseppe e all’imbrunire accendevano le grosse torce che avevano preparato durante il giorno, fatte con canne secche e rami di vitabbia, salendo in paese per poi accendere un grande falò nella piazza di Capisotto.

Il falò, in questo antico rito, rappresenta un momento augurale, un segno di buon auspicio ed è infatti collegato con l’equinozio di primavera quando l’inverno termina e inizia la stagione mite e che prepara la terra ai semi e ai raccolti dell’estate.

La Torciata di S.Giuseppe (Foto Raffalla Agresti)

La tradizione infatti vuole che il pupazzo che rappresenta l’inverno, in dialetto detto “invernacciu” per avere dei buoni raccolti debba bruciare senza difficoltà.

Con gli anni la manifestazione si è trasformata, lasciando sempre intatto il valore apotropaico, oggi i torciatori partono dalla zona sottostante Pitigliano (vicino la Via Cava del Gradone) e risalgono fino dentro il paese.

Arrivati nella piazza dove si trova l’“invernacciu” tutti i torciatori in circolo lanciano le proprie torce verso il centro e iniziano una serie di balli propiziatori e invocazioni al santo urlate in coro fino a quando il falò si è consumato.

I più giovani si preparano alla torciata (Foto Raffella Agresti)

In antichità le giovani donne alla fine della torciata prendevano un po’ di ceneri da portare a casa come simbolo di prosperità e di fecondità.

Oggi il giorno più importante rimane il 19 marzo ma per rendere più vivo questo evento, specialmente se cade in un giorno durante la settimana si sono sviluppate altre giornate con tanti eventi collegati e da qualche anno si sta preparando la strada ai torciatori del futuro con la mini- torciata fatta dai bambini.

Le frittelle di S.Giuseppe (Foto Raffella Agresti)
Parte della tradizione riguarda l’enogastronomia con la preparazione dei classici dolci, le frittelle di S. Giuseppe che sono fatte con il riso e vengono accompagnate da vino speziato.

Se partecipate all’evento taggate le vostre foto #torciata14 e #Maremmans condividetela con noi.

Per il programma completo della Torciata di S. Giuseppe 2014 cliccate QUI

Contributo per Maremmans di Raffaella Agresti

martedì 11 marzo 2014

Un percorso sulle Colline Metallifere

Chi è iscritto al C.A.I.– Club Alpino Italiano, ha ormai sperimentato numerosi percorsi nella terra maremmana e non solo, legati all’esperienza di gruppo, all’amore per la natura, alla scoperta e allo svago; percorsi a volte impegnativi, altri facilmente abbordabili anche per chi non è esperto, comunque nel solco di una tradizione che permette di far conoscere e vivere da vicino la bellezza delle nostre zone. 

Mi viene in mente il sentiero che parte da Baratti per arrivare a Piombino, o quello che attraversa il Parco della Maremma, entrambi percorsi lo scorso anno.

Domenica 12 gennaio la Sottosezione C.A.I. di Massa Marittima ha organizzato un trekking adatto per essere offerto ai molti turisti che amano questo tipo di esperienza: la scoperta a piedi di un territorio.
Si tratta di un percorso ad anello con questi punti di riferimento: Troscione  - Torrente Mersino -  Fonte a Canale - Poggione.

il percorso (Foto Costanza Soprana)

La partenza è fissata dalla Capanna sociale “Il Troscione” alle ore 9.30; seguiamo poi il sentiero segnato di raccordo con il 30°, quindi proseguiamo in direzione nord per 300m e successivamente deviamo per la poderale in direzione est. Il percorso è affascinante, tra boschi e prati silenziosi, viene da pensare alla bellezza di ripeterlo con i colori freschi della primavera o tra i rossi e i gialli autunnali, alla caccia di funghi. 

Partiti! (Foto Costanza Soprana)

Proseguiamo superando i poderi Campochinandoli, Labirinto e i ruderi Vincenzini, sempre con ottima visuale sul Poggione di Prata.  Continuiamo in progressiva discesa addentrandoci in un castagneto in corrispondenza del Poggiaccio, fino ad arrivare nella gola del Mersino, che guadiamo utilizzando un ponticello di legno: quasi ci sembra di essere diventati esploratori a tutti gli effetti! 

Lungo il percorso (Foto Costanza Soprana)

Costeggiamo per poche decine di metri il Fosso delle Tofanacce e poi lo superiamo usando un secondo ponticello di legno. I colori dei fossi sono sorprendenti, con il giallo intenso di una vena di minerali messa a nudo dall’acqua, e le felci verdissime che fanno da cornice.

I colori dei fossi (Foto Costanza Soprana)

Da qui proseguiamo in ascensione libera nel castagneto fino a incontrare i ruderi di un essiccatoio, utilizzato per parecchi secoli per la conservazione delle castagne.
Seguendo una traccia di sentiero, risaliamo progressivamente fra i castagni la zona conosciuta come “Le Fate” e arriviamo ad un altro complesso di vecchi ruderi, dove troviamo una sorgente e una piccola caverna, un vero paradiso per gli ungulati della zona. Nel bosco, le piante attorno si notano per le magnifiche bacche rosse.

Attraversiamo un fosso e ci immettiamo in una vecchia strada forestale che ci porta alla confluenza con la poderale proveniente da Prata. Raggiungiamo la Casa Rosa (Fonte al Castagno) e proseguiamo risalendo fino alla Casetta Pollona.
Per chi viene qua per la prima volta, è sorprendente trovare tanti poderi (alcuni abbandonati ma tutti gli altri ristrutturati e abitati) sparsi tra i boschi, in una zona dove le strade sono bianche e poco frequentate.

Poderi nel bosco (Foto Costanza Soprana)

In corrispondenza di uno spiazzo prendiamo il sentiero a nord, fino a raggiungere la Fonte a Canale. Immediatamente dopo la fonte, prendiamo la traccia di sentiero sulla sinistra che risale decisamente a mezzacosta il versante orientale del Poggione, aggirandolo fino al versante nord: qui saliamo liberamente, guadagnando la vetta del Poggione (916m). Che spettacolo! Una visuale a 360° che arriva alle Isole dell’Arcipelago, alle Apuane, a Siena, a chissà dove…

Vista dalla vetta (Foto Costanza Soprana)

Dalla vetta, scendiamo liberamente nel bosco rado in direzione nord-nordovest, manteniamo la sinistra per raggiungere un fosso, quindi sempre in discesa incrociamo due carbonaie fino alla confluenza con il sentiero segnato n°30. Rientriamo dunque al Troscione passando per la strada forestale.


Che dire? Un’esperienza da ripetere, e da segnalare a chi intende arricchire di nuove offerte i visitatori della nostra Maremma.

Contributo di Costanza Soprana per Maremmans

martedì 4 marzo 2014

L' Eremo di San Guglielmo

Mi decido anch’io a prendere parte alla consueta escursione all’Eremo di San Guglielmo, gita organizzata da mio marito per far scoprire ai nostri ospiti la bellezza del sito denominato “Malavalle”.

Questa volta siamo un bel gruppetto con diversi bambini pimpanti e così, di buon mattino, iniziamo a percorrere a piedi il sentiero tracciato nel bosco alle spalle di Castiglione della Pescaia. Nello, mio marito, ci racconta che l’Eremo è sempre stato  meta continua di pellegrinaggi di persone che vi si recavano per chiedere grazia  o scontare qualche penitenza.

Eremo di San Guglielmo (Foto Nadia Poltronieri)

Nel suo essere maremmano burlone, la mia dolce metà, asserisce che le molte donne, dovendo chiedere scusa per qualcosa, usavano trasportare una pietra. Più grande era il peccato o la richiesta,  più grande era la pietra. Per esemplificare il racconto mostra a tutti una grossa pietra che, per espiare tutti i peccati verso il marito, avrebbe dovuto portare la sottoscritta. Divento così, immediatamente, il bersaglio di battute e risate.

Nel frattempo raggiungiamo  località il Mulino, dove troviamo l’acquedotto costruito dai Lorena per portare l’acqua alla cittadina di Castiglione della Pescaia. La vista,  il silenzio e il verde del bosco ci donano la sensazione di entrare in un luogo posto in altro tempo e dimensione. Affascinante.

Malavalle (Foto Nadia Poltronieri)

Sempre guidati da Nello, che ci illustra e classifica tutte le essenze arboree che incontriamo, continuiamo la salita fino a dove la valle si restringe sempre di più. Il bosco si infittisce e, improvvisamente, ecco aprirsi davanti a noi “Malavalle”.

I bambini festanti individuano per primi  parte delle mura perimetrali del convento e, subito dopo, ancora eccitati dalla scoperta, scorgono anche la chiesa ancora intatta.

La chiesa (Foto Nadia Poltronieri)

Lo stile è semplice ad una sola navata, l’abside semicircolare, il tetto è stato rifatto alcuni anni fa. Del complesso monastico rimangono parte del chiostro con le celle dei monaci e i resti di una torre settecentesca. A fianco della chiesa si trova ancora l’impronta della mensola sulla quale poggiava il grande arco d’ingresso. Sulla destra, scese le scalette, l’ingresso del refettorio e gli altri ambienti comuni.

Resti arco d'ingresso (Foto Nadia Poltronieri)

L’eremo è stato costruito nel XIII sec. nei pressi della tomba  del Santo, proprio in corrispondenza del luogo in cui S.Guglielmo, secondo la leggenda, sconfisse il drago. Nel 1600 passato sotto la cura dei frati appartenenti all’ordine degli Agostiniani, il complesso venne  ampliato  e mantenuto sino alla soppressione degli Ordini religiosi. Da lì l’inizio della sua decadenza.

Ruderi (Foto Nadia Poltronieri)

Qualche anno fa  la Soprintendenza archeologica ed Artistica ha scavato davanti al sagrato e in quello che rimane del chiostro cercando la Cripta. Ora la vegetazione sta ricrescendo e, ricoprendo buona parte della superficie muraria, avvolge simbolicamente il sito in un alone di mistero.

Interno (Foto Nadia Poltronieri)

Ci avviamo di nuovo in direzione di Castiglione della Pescaia e, scendendo il pendio, scrutando tra le fronde degli alberi, appare la Diaccia Botrona, l’area umida di fama internazionale  “rimanenza” del vecchio lago “Prile”. Sazi nello spirito ma non nel corpo, decidiamo di fermarci in un ristorante dove, davanti a piatti tipici della nostra terra, è stato ancor più dolce assaporare, ricordandoli, la bellezza dei luoghi appena visitati.

Contributo di Nadia Poltronieri per Maremmans

martedì 25 febbraio 2014

I luoghi ideali per fare birdwatching in Maremma Toscana


La Maremma si colloca tra le aree di maggiore interesse a livello europeo per il birdwatching e questa sta diventando, dalle nostre parti, un'attività sempre più praticata.


Il birdwatching, che letteralmente significa 'osservazione degli uccelli', ci consente di stare all'aria aperta e di fare delle lunghe camminate attraverso luoghi incontaminati e ancora allo stato naturale.

Io stessa mi sono appassionata a questa attività e la consiglio a tutti coloro che amano la natura.

Gruppo di fenicotteri, Laguna di Orbetello (Foto Nello Alberti)


Con una macchina fotografica o un binocolo si va alla scoperta degli animali muovendosi in silenzio, oppure ci si nasconde in uno dei capanni d'osservazione e si aspetta che si avvicinino.



Oltre alla bellezza della natura che ci offre un habitat unico in cui trascorrere tempo di qualità, questa attività è in grado di rilassare e sprigionare un particolare senso di benessere interno a chi la pratica. Il silenzio è rotto solo dal rumore del vento e dai richiami degli animali; ci si sente avvolti da un senso di pace e di tranquillità.



Martin Pescatore, Laguna di Orbetello (Foto Nello Alberti)


Sulla costa l'area protetta più importante è il Parco Regionale della Maremma, o Parco dei Monti dell'Uccellina. Le vaste zone umide, dove sono presenti grandi contingenti di uccelli acquatici, sono inserite per la maggior parte all'interno di alcune riserve naturali.


La Laguna di Orbetello, che si trova lungo un'importante rotta migratoria, rappresenta uno dei più importanti siti di svernamento per gli uccelli acquatici nel mediterraneo. Qui possono essere osservati il fenicottero, il piviere dorato, la gru, la spatola, l'oca lombardella, l'occhione e il mignattaio.

Spatole in perlustrazione, Laguna di Orbetello (Foto Nello Alberti)


La Diaccia Botrona (Castiglione della Pescaia) era una volta un antico lago, il lago Prile, già conosciuto e navigato dagli Etruschi. Oggi è una vasta palude di circa 1.300 ettari. Il numero di uccelli che svernano qui è aumentato significativamente negli ultimi anni ed include l'oca selvatica, la gru comune, l'albanella reale, lo zafferano (Larus Focus) e la cutrettola.

Egretta Garzetta, Laguna di Orbetello (Foto Nello Alberti)

Il Lago di Burano (Capalbio), anch'esso relitto di un antico lago, è collegato al mare attraverso un canale parzialmente artificiale, che viene utilizzato a seconda delle esigenze di gestione per regolare i flussi dell'acqua. Lo specchio d'acqua ha una superficie di 140 ettari.  

La riserva, oltre ad annoverare specie stanziali, è un importante luogo di svernamento e sosta per molti tipi di uccelli, tra cui si osservano: il germano reale, l'alzavola, la marzaiola, il fischione, la folaga, l'oca selvatica, l'airone bianco maggiore e il falco di palude.


Moriglione, Oasi WWF Lago di Burano (Foto Nello Alberti)

Allontanandosi dalla costa il territorio tra il Mar Tirreno e le montagne dell'Amiata contiene un caratteristico paesaggio di boschi, campi e pascoli. Queste zone danno rifugio ad importanti specie di rapaci come il lanario, lo smeriglio, l'albanella minore, l'albanella reale e il falco cuculo. Recentemente è stato reintrodotto anche il nibbio reale

Albanella minore con grillo, tra Manciano e Pitigliano (Foto Nello Alberti)
 

Nella zona di Roccalbegna/Semproniano troviamo il Bosco dei Rocconi e l'oasi affiliata Capra Matilda. Vi si possono scoprire spettacolari canyon ed esplorare boschi ricchi di alberi secolari di imponenti dimensioni. Qui nidifica il raro falco lanario.


Il parco faunistico del Monte Amiata, occupa 120 ettari ed definito dai tecnici un Wild Park sul modello tedesco. Vi abitano cervi, daini, mufloni, camosci e caprioli; può essere avvistato anche il lupo appenninico.

Gheppio femmina, Oasi WWF Lago di Burano (Foto Nello Alberti)

Nei pressi del centro di Monterotondo Marittimo si trova il Parco delle Biancane, peculiare parco geotermico, dove si osservano particolari manifestazioni, tra cui i soffioni. Oltre i due terzi del territorio del parco è coperto da boschi, questi frequentati da numerose specie di rapaci diurni e notturni e da caprioli e cinghiali.



Fonti:

it.wikipedia.org

www.parks.it

www.maremmariservadinatura.it

Contributo di Rossana Ciocca per Maremmans

giovedì 20 febbraio 2014

Il Carnevale Medievale di Montorgiali

Dopo aver avuto la fortuna sfacciata di ritrovarmi nel 2013 al sambodromo di Rio de Janeiro tra brasiliani letteralmente impazziti per i festeggiamenti del carnevale più famoso al mondo, nel 2014 vorrei andare a Venezia per vivere anche il carnevale più famoso d’Italia, e invece, per problemi di tempo, non ci andrò. Potrei andare a Viareggio, in definitiva è qui a due passi...

E proprio mentre sragiono sul da farsi sento una voce: “che fai domenica 23? vieni al nostro carnevale?”

Un mondo si apre! Voglio saperne di più, e Beatrice mi racconta che insieme alla Pro Loco di Montorgiali, di cui lei è Presidente da qualche anno, il paese intero costituito da circa 70 anime per un età media di 60 anni o giù di lì si unisce compatto per trasformare il piccolo borgo, nel comune di Scansano, riportandolo indietro nel tempo, molto indietro nel tempo.

La scomessa. Tutto è nato per gioco: “chissà se, dopo aver spinto le gente a percorrere 23 km da Grosseto per arrivare, con il freddo di febbraio, fino a Montorgiali, riusciamo comunque a farla sorridere e a farla divertire?!”

E così è nato il fantastico Carnevale Medievale di Montorgiali, giunto quest’anno alla sua 6° edizione.


Mangiafuoco al Carnevale Medievale (Foto Pro Loco Montorgiali)

La preparazione. Il giorno prima, il paese tutto, si riunisce per allestire il borgo: le stradine vengono ricoperte di paglia e qua e là vengono posizionate balle di fieno che nascondono temporaneamente i segni della civiltà moderna (tombini e quant’altro); le stanze offerte dalle donne del paese vengono trasformate in locande per il percorso dell’abbondanza dove non mancheranno donzelle, zuppa di ceci, polenta con cinghiale, bomboloni, cioccolata calda, e chi più ne ha più ne metta!

Tutto rigorosamente preparato dalle sapienti mani di Pergentina, Armida e Irma e tutto servito in preziosi piatti biodegradabili; nel frattempo qualcuno prepara i “foconi”, ovvero grandi braceri lungo le vie, dove le zuppe verranno tenute al caldo nei grossi pentoloni e utili anche per far scaldare i viandanti lungo la passeggiata; infine le sarte sistemano gli ultimi orli per i costumi medievali che i visitatori, grandi e piccini, potranno noleggiare all’ingresso del paese, non prima però di aver scambiato i propri euro con i soldi di pongo creati per l’occasione e che serviranno per pagare le locande.



Carnevale Medievale Domenica 23 febbraio a Montorgiali

La festa. E cosa succederà il 23 febbraioIl programma è denso: il paese aprirà le porte alle 10.30.
Ad accogliere i visitatori chiuchini, papere, pecorine ed altri animaletti che faranno da contorno a spettacoli medievali ai quali parteciperanno tra gli altri gli sbandieratori di Capalbio e i tamburi di Paganico e Roccatederighi; ci saranno anche giullari, mangiafuoco, truccabimbi, bancarelle e goloserie! I bimbi giocheranno al tiro alla fune e potranno partecipare al corteo storico che sfilerà alle 15.30.
Un carnevale diverso insomma, a misura di bambino e di famiglia, all’insegna del mangiar bene, della convivialità e del divertimento.

Beatrice mi ha convinta: domenica 23 andrò a Montorgiali, un piccolo borgo sulle dolci colline di Maremma Toscana, proverò l’ebrezza di indossare un costume medievale, scambierò i miei eurini con tanti soldi di pongo per non rischiare di rimanere senza rancio, farò in modo che le truccabimbi non si accorgano della mia età un pò avanzata per farmi truccare ugualmente, e mangerò, sfilerò e tirerò coriandoli e stelle filanti!

E voi, ci sarete? chissà: magari un giorno potremo dire di essere stati al carnevale medievale più bello del mondo! Nel frattempo possiamo prepararci ad entrare nel giusto spirito guardando il video dei momenti più belli delle scorse edizioni.



Contributo di Giovanna Casetti per Maremmans